martedì 15 ottobre 2013

Il paradosso delle regole fisse

Quando mi avvicinai per la prima volta alla palestra avevo 15 anni: non conoscevo quasi nulla di come funzionasse il corpo umano. Il fitness, in generale, mi sembrava una scienza esatta: per come mi venivano descritte le schede di allenamento, per quello che sentivo dire qua e là. Fai A, diventerai B. 4-6 reps per la massa, 15 per la definizione con addominali in superserie a qualsiasi esercizio. Alle domande sul perchè fare questo o quello, le risposte erano sempre le stesse: quelle stesse frasi che ho imparato a riconoscere, pronunciate dal ''bro-scientist'' di turno. Nulla aveva una causa, pura consequenzialità. Era così e basta. Tutti pensano così, tutti fanno così, quindi così è giusto. Noioso. Sterile.
Dopo un anno e mezzo di alterna attività, ho ripreso a dedicarmi al tennis e al nuoto. Ero privo di stimoli e di interesse verso questo sport: credevo lasciasse così poco spazio all'immaginazione, alla creatività, alla ricerca.
Quanto mi sbagliavo.

Ottobre 2011 inizio Medicina e ricomincio palestra. Anche se stavolta è così diversa da quella di prima, che credo sia più giusto parlare di un inizio, ex novo. Stavolta incontro persone qualificate e volenterose. Comprendo che qualcuno di quelli ha fatto una lunga strada, della quale inizio a rispettare immensamente ogni passo. Una lunga strada lungo la quale si può aver raccolto tanto, come si può aver perso tanto.
Inizio a capire che in realtà c'è qualcosa sotto e oltre, qualcosa di più complesso, di straordinariamente complesso. E più scavi, più la buca si allarga. Quasi eccessivamente. Un casino pazzesco.
Avevo sempre avuto una sola variabile, l'allenamento (che poi tanto variabile non era); aggiungo un'altra variabile: l'alimentazione; e quasi subito dopo un'altra: l'integrazione. Scopro che gli aminoacidi non sono una droga e che le proteine non fanno scoppiare i reni. Scopro altri metodi di allenamento, che vanno oltre quelli convenzionalmente propinati. Confronto ciò che apprendo in università con ciò che apprendo alla rastrelliera dello squat. Capisco l'importanza del sonno e del riposo, e, chiedendomi il perchè, vado a vedermi i vari ormoni (endogeni) e i loro effetti; vedo che variano non solo da uomo a donna e da giovane a vecchio, ma sono pure differenti fra coetanei e insomma, in poche parole, arrivo a capire che alla base di tutto sta un discorso genetico, di variabilità individuale.
Quando poi vado a controllare tutto ciò online, a fronte dell'inimmaginabile quantità di informazioni diverse reperibili, una sola cosa mi è chiara: che molti, resisi conto di questa immensità di variabili, non comprendendone le ragioni fondanti, si siano rifugiati in un paradiso di regole fisse, confortati dall'opinione comune e dall'usanza, non avendo realizzato che lo scopo del fitness non può essere perseguito se non tramite una profonda conoscenza di sè stessi.

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